Il corretto approccio nella gestione dell'influenza nell'anziano

 
     
 

L'influenza è un importante problema di Sanità Pubblica e continua a rappresentare la principale causa, diretta o indiretta, di mortalità per malattie infettive nella popolazione geriatrica. Si stima che nel nostro Paese l'influenza causi ogni anno circa 8000 decessi: di questi, l'84-90% riguarda soggetti di età >65 anni. Il rischio di mortalità legato all'influenza aumenta esponenzialmente dopo i 65 anni; non solo l'età avanzata in sé, con il declino dell'immunocompetenza che la contraddistingue, ma la presenza di comorbilità, la fragilità e i deficit nutrizionali sono fattori che concorrono ad aumentare la suscettibilità a contrarre la malattia e a incrementare la mortalità a essa correlata. L'influenza è anche una causa importante di disabilità e declino funzionale nell'anziano. L'incidenza dell'influenza decresce con l'aumentare dell'età e raggiunge il valore minimo nell'anziano. Nella stagione 2010-2011, in Italia l'incidenza cumulativa dell'influenza nella fascia di età >65 anni è risultata pari a 28 casi per 1000 assistiti (contro più di 200 casi per 1000 assistiti nella fascia di età 0-14 anni e 84 casi per 1000 assistiti nella fascia di età 15-64 anni).


La trasmissione del virus dell'influenza avviene  soprattutto per via aerogena diretta, mediante goccioline di secrezioni respiratorie e saliva emesse con tosse e starnuti, ma anche per via indiretta, attraverso il contatto delle mani con oggetti e superfici contaminati da secrezioni infette. In assenza di terapia antivirale, un soggetto con influenza è già contagioso nelle 24 ore che precedono la comparsa dei sintomi e, nell'adulto sano, la contagiosità si mantiene per circa 5 giorni dall'inizio di questi. Tuttavia, nel paziente anziano, in particolare se affetto da importanti comorbilità o immunodepresso, la contagiosità può prolungarsi significativamente.


Nell'anziano, i meccanismi alla base dell'invecchiamento del sistema immunitario e la loro rilevanza nell'infezione da virus dell'influenza non sono del tutto noti, ma si ritiene che sia l'immunità innata sia quella adattativa siano condizionate negativamente. Tali modificazioni spiegherebbero, almeno in parte, caratteristiche peculiari dell'influenza in età geriatrica come quadro clinico di presentazione sfumato, risposta febbrile attenuata o assente, capacità ridotta di sviluppare immunità protettiva in risposta al vaccino antinfluenzale.

Il periodo di incubazione è in genere di 24-48 ore. Dopo tale periodo, i sintomi classici dell'influenza compaiono il più delle volte all'improvviso e comprendono febbre, brividi, mialgia e artralgia, cefalea e malessere. La febbre dura in media 3-4 giorni, ma in alcuni casi può persistere anche per una settimana. L'esame del paziente può rivelare, oltre alla febbre, tachicardia, mucose iperemiche, lieve ingrossamento e dolorabilità dei linfonodi cervicali, rossore al volto e cute umida. La malattia si risolve di norma in 5-7 giorni, sebbene sia abbastanza comune un periodo di convalescenza caratterizzato da tosse, debolezza generalizzata e malessere che può persistere anche per alcune settimane. Nell'anziano, i sintomi respiratori possono essere inizialmente insidiosi e di difficile diagnosi. Non raramente, i sintomi classici sono sostituiti da tosse, debolezza generalizzata e confusione mentale.


L'età geriatrica è maggiormente a rischio di complicanze polmonari da virus influenzale. La polmonite virale primaria è la manifestazione polmonare più grave dell'influenza e rende conto di buona parte della mortalità associata all'influenza. Deve essere sospettata in caso di rapida progressione dei sintomi influenzali verso l'insufficienza respiratoria grave. La polmonite batterica secondaria è la principale causa di morbilità e mortalità correlate all'influenza nell'anziano. Si caratterizza per la comparsa, dopo un transitorio miglioramento dei sintomi influenzali, di recidiva della febbre e tosse con escreato purulento. Anche in questo caso, nell'anziano la presentazione clinica è spesso atipica (confusione mentale, dolore toracico e febbre meno pronunciati che nell'adulto giovane). Altre complicanze nell'anziano comprendono riacutizzazioni di BPCO, polmonite virale e batterica sovraimposte, complicanze cardiache e ictus cerebrale.


La diagnosi di influenza in assenza di complicanze è prettamente clinica (anamnesi ed esame obiettivo) e la conferma diagnostica può essere ottenuta mediante coltura del virus (da tampone faringeo o da espettorato), test rapidi per l'identificazione degli antigeni virali (su tampone faringeo o nasale), RT-PCR o ricerca degli anticorpi specifici in campioni di sangue. La diagnosi differenziale deve essere posta in primo luogo con le sindromi parainfluenzali, che causano sintomi di tipo influenzale blandi o simili al raffreddore (mal di gola, tosse secca, rinorrea moderata, brividi, febbre che spesso non supera i 38 °C e si risolve in genere in 2-3 giorni e malessere generale), difficilmente distinguibili, soprattutto nell'anziano, da quelli dell'influenza stagionale, ma che insorgono in qualsiasi periodo dell'anno.


Il trattamento dell'influenza è sintomatico e prevede la somministrazione di farmaci in grado di controllare febbre e sintomatologia dolorosa (dolore muscolare, articolare e cefalea). A tale scopo, può essere somministrato paracetamolo come prima scelta o, in alternativa, FANS quali diclofenac, ibuprofene e naprossene. Il paracetamolo, farmaco di elezione nel trattamento della febbre, rappresenta la molecola di scelta nell'anziano, in particolare se ad aumentato rischio cardiovascolare o in terapia anticoagulante orale. I farmaci antivirali, quando iniziati entro le prime 48-96 ore dall'esordio dei sintomi, sono in grado di ridurre la contagiosità, la durata dei sintomi e le complicanze dell'influenza; sono rappresentati dagli inibitori delle neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir) e dagli inibitori della M2 (amantadina e rimantadina), per i quali sono tuttavia stati segnalati fenomeni di resistenza virale. L'uso di antibiotici deve essere valutato caso per caso, cercando di riconoscere prontamente la presentza di una superinfezione batterica.

Per il carattere sintomatico della terapia dell'influenza, il farmacista svolge un ruolo fondamentale nell'istruire il paziente sull'uso dei farmaci antipiretici e analgesici di automedicazione. Il counselling del farmacista può essere importante anche in materia di prevenzione del contagio, esortando il paziente ad adottare alcune regole igieniche semplici, ma molto efficaci:


in caso di tosse o starnuti, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta, evitando di tossire e starnutire sulle proprie mani;

prediligere fazzoletti di carta e gettarli nella pattumiera subito dopo l'uso;

lavare frequentemente le mani con acqua e sapone (o con gel alcolici), in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito o starnutito;

evitare il contatto stretto con persone malate;

evitare di toccarsi occhi, naso e bocca.

Nel paziente con influenza, il farmacista può inoltre suggerire alcune utili misure comportamentali:


rimanere a casa sino a 24 ore dopo la scomparsa della febbre;

mantenere l'ambiente fresco e aerato;

evitare di coprirsi in maniera eccessiva, per permettere l'abbassamento della temperatura corporea;

se compaiono brividi, al contrario, coprirsi;

assumere molti liquidi (acqua, succhi di frutta, spremute d'arancia), meglio se contenenti elettroliti (sodio e potassio) per rimpiazzare quelli persi con la sudorazione;

evitare il digiuno completo, ma adottare una dieta leggera (ad es., brodo tiepido di pollo o di carne);

non bere alcolici e non fumare;

in caso di naso chiuso, può essere utile l'inalazione di vapore (fumenti).

Infine, il farmacista può ricordare all'anziano che, ogni anno, è disponibile il vaccino antinfluenzale. La vaccinazione è l'intervento più efficace e sicuro per prevenire le forme gravi e complicate di influenza e ridurre la mortalità nei gruppi ad alto rischio di malattia grave. Effettuabile da tutta la popolazione (al di sopra dei 6 mesi di vita), nel nostro Paese è raccomandata dal Ministero della Salute per le categorie a rischio, tra cui gli anziani (>65 anni), ai quali la vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente nel corso della campagna di vaccinazione stagionale (da metà ottobre a fine dicembre). Inoltre, non vi è controindicazione a vaccinare un anziano asintomatico a epidemia già iniziata. Per la profilassi in età geriatrica, è indicato il vaccino antinfluenzale trivalente intradermico, che quest'anno contiene, secondo quanto disposto dall'OMS, gli antigeni analoghi ai ceppi A/California/7/2009 (H1N1), A/Perth/16/2009 (H3N2) e B/Brisbane/60/2008 e fornisce protezione nei confronti del ceppo pandemico A/H1N1v e dei virus epidemici stagionali di tipo B e A/H3N2. Una sola dose di vaccino antinfluenzale è sufficiente e può essere co-somministrata con altri vaccini, quali l'antipneumococcico polisaccaridico e l'antitetanico.


Bibliografia


Circolare del Ministero della Salute. Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2011-2012.

Linea guida: la gestione della sindrome influenzale, aggiornamento del maggio 2010. www.snlg-iss.it/lgn_influenza_2008

Pop-Vicas A, Gravenstein S. Influenza in the elderly - a mini-review. Gerontology 2011;57(5):397-404.

Preventing the flu: good health habits can help stop germs. www.cdc.gov/flu/protect/habits.htm

Walsh EE, Cox C, Falsey AR. Clinical features of influenza A virus infection in older hospitalized persons. J Am Geriatr Soc 2002;50(9):1498-503.

 
     
 

 

 

 

 

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